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Voice of Plenty

Il microbiota nella pelle si trova nello strato più esterno (EPIDERMIDE), ma anche in quello piu’ interno (DERMA). 

Si distingue in due principali componenti, residente e temporaneo.

Il microbiota RESIDENTE E STABILE  (RESIDENT FLORA) ha funzione di protezione e forma una ulteriore barriera di protezione per la pelle.

I batteri residenti vivono in completa simbiosi con la pelle (batteri saprofiti: si nutrono di cellule morte e residui della pelle) e in cambio proteggono la pelle, mantendendo un pH acido costante. Tali batteri non provocano alcun danno alla pelle.

Esempi di Resident Flora sono il batterio Staphylococcus Epidermidis e il fungo Malassetia

I potenziali patogeni sono invece i batteri di passaggio, chiamati TRANSIENT FLORA: tra questi troviamo ad es. Staphilococcus Aureus. Tali batteri sono patogeni quando prendono il sopravvento. Se la loro diffusione cresce troppo si crea una disbiosi e una conseguente patologia. 

La Flora Residente dell’epidermide è il primo antagonista degli agenti patogeni.

Come accade nell’intestino, anche nella pelle i batteri in simbiosi producono proteine batteriocide dei nemici esterni.

Il microbiota residente della pelle (flora residente) protegge infatti l’organismo attraverso diversi meccanismi.

Alcune specie di Staphylococcus epidermidis e Cutibacterium acnes (in equilibrio), producono:

  • Batteriocine, cioè piccole proteine con attività antibatterica che inibiscono o uccidono i batteri patogeni.
  • Peptidi antimicrobici, che possono essere prodotti sia dai batteri residenti sia dalle cellule della pelle (cheratinociti). Tra questi vi sono le defensine e la catelicidina (LL-37), importanti per la difesa contro batteri, virus e funghi.
  • Acidi grassi derivati dal metabolismo del sebo, che contribuiscono a mantenere il pH della pelle leggermente acido (circa 4,5–5,5), creando un ambiente sfavorevole alla crescita di molti microrganismi patogeni.
  • Altri metaboliti antimicrobici che limitano la proliferazione di specie indesiderate.

 

Oltre a produrre queste sostanze, i batteri residenti occupano lo spazio disponibile sulla pelle, impedendo ai patogeni di aderire (effetto barriera); consumano i nutrienti, rendendoli meno disponibili per i microrganismi invasori; dialogano con il sistema immunitario cutaneo, stimolando una risposta difensiva equilibrata.

In pratica, il microbiota cutaneo residente funziona come un esercito di sentinelle: non solo occupa il territorio, ma produce vere e proprie sostanze antimicrobiche che aiutano a impedire la colonizzazione da parte di batteri patogeni e contribuisce a mantenere la pelle in equilibrio.

IL SUDORE

Il sudore contribuisce alla protezione della pelle e al mantenimento del pH acido: contiene diverse sostanze con attività antimicrobica:

  • Dermcidina: è uno dei principali peptidi antimicrobici del sudore. Viene prodotta dalle ghiandole sudoripare eccrine ed è in grado di inibire la crescita di numerosi batteri e anche di alcuni funghi.
  • Defensine e catelicidina (LL-37): sono peptidi antimicrobici prodotti soprattutto dalle cellule della pelle, ma possono essere presenti anche nel sudore e contribuiscono alla difesa della superficie cutanea.
  • Lisozima: un enzima che rompe la parete cellulare di molti batteri, soprattutto Gram-positivi.
  • Lattoferrina: una proteina che lega il ferro, sottraendolo ai batteri e limitandone la crescita.
  • Immunoglobulina A (IgA): presente in piccole quantità, contribuisce alla difesa immunitaria locale.

 

Inoltre, il sudore contiene:

  • acido lattico;
  • urea;
  • sali minerali.

 

Queste sostanze aiutano a mantenere il pH della pelle leggermente acido (circa 4,5–5,5), il cosiddetto mantello acido, che rende la superficie cutanea poco favorevole alla proliferazione di molti microrganismi patogeni.

Il microbiota residente e il sudore lavorano insieme:

  • il microbiota produce batteriocine e compete con i patogeni;
  • il sudore apporta peptidi antimicrobici (come la dermcidina), enzimi e proteine battericide, oltre a mantenere un pH acido protettivo;
  • la pelle produce a sua volta molecole antimicrobiche e costituisce una barriera fisica.

 

In questo modo si crea un vero e proprio ecosistema difensivo, in cui pelle, sudore, sebo, microbiota e sistema immunitario collaborano per prevenire la colonizzazione da parte di batteri, virus e funghi patogeni.

IL MICROBIOTA INTESTINALE E’ CONNESSO CON QUELLO DELLA PELLE

Il microbiota intestinale gioca un ruolo importante nell’OMEOSTASI (equilibrio / bilanciamento) del microbiota cutaneo. 

Quando c’è una disbiosi intestinale, il pH della pelle viene modificato e si alza, favorendo la proliferazione dei batteri patogeni. 

Ci può essere trasferimento dei batteri patogeni stessi o dei loro metaboliti (sottoprodotti tossici del loro metabolismo) nel flusso sanguigno e quindi nella pelle. 

Questo per esempio è il caso delle persone affetta da PSORIASI, in cui è stato isolato nel sangue il DNA di batteri instestinali.

Gli acidi grassi a catena corta e il butirrato sono particolarmente importanti per l’omeostasi dell’organismo. Le persone che hanno un livello alto di butirrato e acidi grassi a catena corta nell’intestino sono meno soggetti a patologie della pelle come la PSORIASI.

Il microbiota intestinale continene infatti batteri che producono butirrato, uno dei principali acidi grassi a catena corta (SCFA, Short Chain Fatty Acids).

Gli SCFA sono prodotti dalla fermentazione delle fibre alimentari (e di alcuni amidi resistenti) da parte dei batteri intestinali.

I tre principali SCFA sono:

  • Acetato (acetato)
  • Propionato (propionato)
  • Butirrato (butirrato)

 

Tra questi, il butirrato è particolarmente importante perché rappresenta la principale fonte di energia per i colonociti (le cellule del colon) e quindi contribuisce a mantenere integra la barriera intestinale;

  • aiuta a modulare il sistema immunitario;
  • possiede proprietà antinfiammatorie;
  • contribuisce al mantenimento dell’omeostasi intestinale.

 

Tra i principali batteri produttori di butirrato troviamo:

  • Faecalibacterium prausnitzii
  • Roseburia spp.
  • Eubacterium rectale
  • Anaerobutyricum hallii (precedentemente Eubacterium hallii)

 

Questi batteri vengono spesso definiti “butyrate producers”, proprio perché la loro funzione principale è produrre butirrato.

I butyrate producers prosperano quando la dieta è ricca di:

  • fibre alimentari;
  • verdura;
  • frutta;
  • legumi;
  • cereali integrali;
  • amido resistente (ad esempio patate o riso cotti e poi raffreddati).

I batteri intestinali fermentano le fibre alimentari producendo acidi grassi a catena corta (SCFA). Tra questi, il butirrato è uno dei più importanti ed è prodotto da specifici batteri del microbiota, chiamati “butyrate producers”, fondamentali per la salute dell’intestino, della barriera intestinale e del sistema immunitario.

MICROBIOTA E RISPOSTA IMMUNITARIA

Il microbiota dell’intestino e della pelle sono responsabili della risposta immunitaria, non solo stimolano l’arrivo dei linfociti T, ma stimolano anche il sistema immunitario specifico della pelle, tra cui i keratinociti.

I keratinociti sono le cellule più abbondanti dell’epidermide: costituiscono circa il 90–95% delle cellule dello strato più esterno della pelle. Per molti anni si è pensato che fossero solo cellule strutturali, ma oggi sappiamo che sono protagonisti attivi della difesa immunitaria.

Producono cheratina, una proteina resistente che rende la pelle una barriera meccanica contro traumi, perdita di acqua e ingresso di microrganismi.

Formano la barriera cutanea, unendosi strettamente tra loro e limitando il passaggio di sostanze nocive.

Producono lipidi, che insieme al sebo contribuiscono a mantenere la pelle idratata e il pH leggermente acido.

Secernono peptidi antimicrobici, come le β-defensine e la catelicidina (LL-37), che aiutano a contrastare batteri, virus e funghi.

Riconoscono i microrganismi grazie a recettori dell’immunità innata (come i Toll-like receptors, TLR). Quando percepiscono un agente patogeno, inviano segnali al sistema immunitario.

Producono citochine e chemochine, molecole che richiamano le cellule immunitarie nei siti di infezione o di lesione.

Partecipano alla cicatrizzazione, proliferando e migrando per richiudere le ferite.

I cheratinociti non sono semplicemente mattoni della pelle: sono sentinelle intelligenti. Costruiscono la barriera cutanea, producono sostanze antimicrobiche, comunicano con il microbiota residente e, quando rilevano un pericolo, attivano il sistema immunitario per difendere l’organismo.

Insieme al microbiota cutaneo, al sudore e al sebo, i cheratinociti fanno parte di un sofisticato sistema di difesa che mantiene la pelle in equilibrio e protegge dall’invasione di microrganismi patogeni.

LE PATOLOGIE DELLA PELLE

ACNE, PATOLOGIA DEL BENESSERE

L’acne si trova maggiormente diffusa in USA, Europa, e in paesi con alto tenore di vita, mentre è meno sviluppata in Asia e in Africa, quindi è chiara e comprovata la correlazione tra acne e tipo di NUTRIZIONE.

Si sviluppa maggiormente nell’adolescenza (80%-85% di diffusione negli adolescenti), l’incidenza è maggiore nelle donne, ma negli uomini l’acne raggiunge livelli più gravi. 

Fattori (scientificamente dimostrati) che contribuiscono alla formazione dell’acne:

  • fumo e alcol
  • sbilanciamenti ormonali
  • regolazione del metabolismo del glucosio / segnalazione insulinica
  • dieta con molti alimenti industriali ricchi di conservanti chimici
  • a volte alto consumo di latticini freschi
  • stress
  • disbiosi intestinale

 

Gli studi scientifici hanno dimostrato che una riduzione nella diversità e varietà del microbiota intestinale si associa a una salute bassa e cagionevole negli esseri umani. 

Secondo le più recenti revisioni scientifiche, Lactobacilli (oggi distribuiti in oltre 25 generi della famiglia Lactobacillaceae) e Bifidobacteria sono tra i principali microrganismi simbionti dell’uomo.  Sono veri e propri regolatori della fisiologia dell’organismo e contribuiscono al mantenimento dell’omeostasi, cioè dell’equilibrio dinamico dei sistemi biologici. Si trovano, a seconda della specie, presenti in intestino, bocca, pelle e vagina.

 

PSORIASI

E’ una patologia infiammatoria sistemica della pelle, la cui origine non è ancora completamente chiara alla scienza, come nel caso della rosacea. 

La scienza ha tuttavia dimostrato una correlazione tra disbiosi della barriera cutanea EBS = Epidermal Barrier System (Sistema di barriera epidermica) e psoriasi.  

La psoriasi oggi non viene più vista solo come una malattia della pelle, ma come una malattia infiammatoria immuno-mediata in cui è alterata la comunicazione tra:

cheratinociti ↔ microbiota ↔ sistema immunitario ↔ mediatori infiammatori

Il 10% di persone con disbiosi del microbiota intestinale ha la psoriasi e tutti i pazienti con psoriasi hanno un’alterazione del microbiota intestinale e hanno tracce di DNA batterico nel flusso sanguigno, il che indica permeabilità  intestinale.

I lipopolisaccaridi (LPS) sono componenti della membrana esterna dei batteri di tipo Gram-negativo. Normalmente si trovano nell’ambiente intestinale e vengono contenuti dalla barriera intestinale.

Quando però aumenta la permeabilità intestinale (leaky gut) o c’è una forte alterazione del microbiota, una maggiore quantità di LPS può raggiungere il sistema immunitario.

Gli LPS innescano un circuito che alimenta l’infiammazione, sono infatti riconosciuti da alcuni recettori:

  • TLR4 (Toll-like receptor 4) che si trovano sulle cellule immunitarie;
  • in parte da recettori sulle cellule della pelle (keratinociti).

L’attivazione di TLR4 induce vie infiammatorie come:

  • NF-κB;
  • produzione di citochine;
  • aumento di mediatori infiammatori.

 

Queste molecole possono contribuire all’attivazione ulteriore dell’asse:

IL-23 → cellule Th17 → IL-17 → cheratinociti

che è il circuito centrale della psoriasi.

Quindi la diffusione di LPS può contribuire a creare un ambiente infiammatorio che stimola i cheratinociti a proliferare e alterare la loro differenziazione.

 

SCHEMA: Microbiota intestinale equilibrato (Lactobacilli, Bifidobacteria, produttori di SCFA) → migliore regolazione immunitaria → possibile riduzione del terreno infiammatorio

 

La ricerca attuale sta quindi spostando la visione della psoriasi da patologia della pelle a patologia dell’interfaccia tra barriera, microbiota e sistema immunitario.

 

DERMATITE ATOPICA

Nel 50% delle persone affette si manifesta nel primo anno di età; si manifesta nel 30% dei bimbi e in minor modo negli adulti con prurito, eczema, arrossamento.

Si associa spesso ad allergie e intolleranze alimentari, quindi la nutrizione gioca un ruolo chiave per la prevenzione. 

Negli ultimi anni è aumentata notevolmente, in corrispondenza con l’aumento delle intolleranze alimentari. 

Nella dermatite atopica (AD, atopic dermatitis) è stato ampiamente documentato che la pelle presenta una colonizzazione aumentata da Staphylococcus aureus, fino al 70% di presenza nelle zone arrossate e lese della pelle, e questo è uno dei meccanismi più studiati nella patogenesi della malattia.

S. aureus non è la causa della dermatite atopica, ma è un fattore che può aggravare e mantenere il ciclo infiammatorio in una pelle già predisposta.

 

TERAPIE CON CEPPI PROBIOTICI MIRATI

Nell’ambito della ricerca scientifica sull’acne, l’interesse verso i probiotici riguarda soprattutto l’utilizzo di ceppi batterici specifici, scelti per la loro capacità di modulare il microbiota, ridurre l’infiammazione e migliorare l’equilibrio dell’asse intestino–pelle.

Tra i ceppi maggiormente studiati troviamo:

  • Lactobacillus acidophilus: uno dei probiotici più conosciuti, studiato per la sua capacità di sostenere la barriera intestinale, modulare la risposta immunitaria e contribuire alla riduzione di segnali infiammatori coinvolti nelle patologie cutanee.
  • Lactobacillus bulgaricus (Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus): utilizzato soprattutto nei prodotti fermentati, è stato studiato per le sue proprietà immunomodulanti e per la capacità di influenzare positivamente l’equilibrio microbico intestinale.
  • Lactobacillus rhamnosus GG: uno dei ceppi probiotici più studiati in assoluto. Nella ricerca sull’acne è stato valutato per la capacità di modulare l’infiammazione sistemica, migliorare la funzione della barriera intestinale e influenzare l’equilibrio immunitario.
  • Lactobacillus casei: studiato per la sua azione sul sistema immunitario e sulla regolazione della risposta infiammatoria.
  • Lactobacillus plantarum: noto per la produzione di molecole bioattive e per la capacità di sostenere la barriera epiteliale e contrastare squilibri microbici.
  • Lactobacillus reuteri: studiato per le sue proprietà immunoregolatorie e per la produzione di sostanze antimicrobiche naturali.
  • Bifidobacterium bifidum e Bifidobacterium longum: importanti componenti del microbiota intestinale umano, studiati per la loro capacità di aumentare la tolleranza immunologica, favorire la produzione di metaboliti benefici e ridurre l’infiammazione sistemica.

 

Gli studi più recenti indicano che questi microrganismi possono contribuire al miglioramento dell’acne attraverso diversi meccanismi:

  1. Riduzione dell’infiammazione cutanea
  2. Regolazione del microbiota, favorendo un ambiente più equilibrato e limitando la predominanza di microrganismi associati all’infiammazione follicolare.
  3. Miglioramento della barriera intestinale, con riduzione del passaggio di segnali infiammatori sistemici che possono influenzare la pelle.
  4. Modulazione della risposta immunitaria, attraverso l’aumento dell’attività delle cellule T regolatorie e una riduzione dell’eccessiva attivazione immunitaria.

 

È quindi importante sottolineare che il beneficio non deriva dal concetto generico di batteri buoni, ma dall’utilizzo di ceppi identificati e caratterizzati, perché proprietà e risultati possono variare significativamente da un ceppo all’altro.

 

 

Queste informazioni derivano da numerosi corsi di formazione professionali sul microbiota, sulla nutrizione e sulle patologie della pelle da me frequentati durante i miei lunghi periodi di difficoltà.

Giulia Maria – Voice of Plenty

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