La Meridiana di Bologna

A Bologna, all’interno della Basilica di San Petronio, si trova la più grande meridiana al mondo costruita all’interno di un edificio.

La Basilica stessa di San Petronio, la storia della sua costruzione e le opere in essa contenute, meriterebbero molte osservazioni, che vi invito a ricercare.

Una prima meridiana era stata costruita all’interno della Basilica già nell’anno 1576, dall’astronomo Egnazio Danti, motivato dall’incarico papale di Gregorio XIII con l’obiettivo della restaurazione del calendario vigente; tale incarico darà vita al calendario Gregoriano attualmente in uso. La prima meridiana di Danti aveva quindi come scopo il miglioramento delle misurazioni dei tempi dell’anno solare. Successivi lavori di ampliamento, tuttavia, portarono all’abbattimento del muro laterale nel quale era posto il foro stenopeico di Danti.

Nel 1655 arrivò come docente all’università di Bologna il dottor Gian Domenico Cassini, che ottenne l’incarico per la costruzione di una nuova meridiana. Cassini dovette superare diverse resistenze per poter realizzare il suo progetto, che prevedeva, tra le altre cose, di realizzare il foro stenopeico sul soffitto e di stendere abilmente la linea meridiana in mezzo alle colonne della chiesa, in maniera da sfruttare pienamente le possibilità offerte dalle dimensioni dell’edificio, avendo anche cura, a differenza di Danti, di proiettare il disco luminoso su una superficie livellata; Cassini defininì la sua meridiana Heliometro.

Le meridiane costruite dentro ampi edifici sfruttando la luce che filtra al loro interno, offrono una lettura molto più precisa, rispetto a quelle che prevedono l’uso dello gnomone, il bastone che proietta la sua ombra su superfici piane. Grazie all’effetto camera oscura, inoltre, ciò che entra all’interno dell’edificio in penombra attraverso un foro, non è semplicemente un raggio di luce, ma un’immagine invertita del sole, che quindi permette di calcolarne anche il diametro, e durante le eclissi mostra il progressivo occultamento del disco solare.

L’intento di Cassini non era più quello di calcolare i tempi del giorno e dell’anno, come per l’astronomo Danti, bensì era quello di dimostrare le tesi galileiane. Egli non poteva però affermarlo in modo esplicito in quegli anni, a causa delle resistenze del mondo ecclesiastico e del senso comune. Attraverso la misurazione del diametro del Sole, che dovrebbe risultare più piccolo in estate, in quanto la Terra si trova all’afelio (punto più lontano dal Sole), si può confermare la tesi galileiana e copernicana di eccentricità dell’orbita terrestre.

Successivamente, l’astronomo Eustachio Manfredi ci lascia, nel suo libro De Gnomone Meridiano, una lunga serie di rilevamenti compiuti quotidianamente, che confermano la riduzione del diametro del disco solare, proiettato sul pavimento della basilica in estate.

Questa conferma del sistema copernicano eliocentrico operata da Cassini è significativa solo in contrapposizione al modello geocentrico di di Tolomeo e Tycho Brahe, perché, mi spiega un mio amico ricercatore ( il quale ha un canale Youtube che si chiama IL COMPLOTTOLOGO), queste osservazioni sono perfettamente compatibili con i moderni modelli Zetetici basati sulle teorie di Rowbotham e Dubay, che prevedono durante il periodo estivo dell’emisfero nord un innalzamento dell’altezza dell’orbita del sole.

Lungo la linea della meridiana troviamo disposti i dodici segni zodiacali, a indicare i mesi dell’anno: questo è un ottimo esempio di come in passato scienza, fede e astrologia convivessero in modo pacifico e sinergico, una di fianco all’altra. Dobbiamo riconoscere che, nei secoli passati, non c’era divisione tra esse: è la mentalità contemporanea che vuole separare le varie discipline in settori stagni. La ricerca della conoscenza è sempre la stessa, qualsiasi percorso si scelga di seguire, e i punti di vista diversi non sono in competizione con quello da noi adottato, ma sono invece un prezioso arricchimento, che, se accolto, può dare un forte impulso al nostro progresso personale e collettivo.

Lucio